Luca Bonaffini
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- Partecipazioni come autore e compositore
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Biografia
Gli esordi e l’incontro con Pierangelo Bertoli
Luca Bonaffini, nato a Mantova il 28 ottobre 1962, cresce in un ambiente famigliare fortemente influenzato dalle discipline artistiche.
Appena quindicenne, dopo diversi approcci con le sue grandi passioni, il disegno e il teatro, impara a suonare da autodidatta la chitarra, scoprendo i vinili dei cantautori soprattutto italiani, ma anche dei cantautori americani, francesi e spagnoli.
Diplomatosi maestro elementare, interrompe la carriera degli studi universitari per dedicarsi completamente alla passione della chitarra e della scrittura di canzoni.
Nel 1983 incontra Pierangelo Bertoli che, dopo un lungo periodo di osservazione, lo inserisce come autore nei suoi album (“Barbablù” in Canzone d’autore nel 1987 e successivamente “Improvvisamente” in Sedia Elettrica nel 1989).
Nel frattempo, dopo aver partecipato al Premio Rino Gaetano per ben due volte (1986 e 1988), la Carrere Italy (guidata dalla talent scout Rosanna Bergonzi), gli fa firmare il suo primo contratto discografico (novembre 1988). Bonaffini pubblica il suo primo album (previsto per la Clou disque) registrandolo con mezzi di fortuna, con il supporto di alcuni amici della sua città.

tour "Spunta la luna...", primavera 1991, con Pierangelo Bertoli e la Band
Nasce la prima opera discografica, “Astrologia” , che contiene 9 canzoni di vario genere, lasciando perplessa critica e pubblico soprattutto per la scelta degli arrangiamenti.
Il disco non ha grande fortuna, nemmeno quando nel 1989 viene proposto al Festival di Sanremo (il primo della gestione Aragozzini) e l’artista, rimasto sotto contratto con la Carrere, inizia a collaborare con Patrizia Bulgari, per la quale scrive alcune canzoni dell’album “Venere Ferita” (Carrere 1990) diventandone anche produttore artistico.
Sono anche i mesi in cui però Pierangelo Bertoli, cambiata azienda discografica, passato dalla CGD alla Dischi Ricordi, progetta il nuovo lavoro discografico e propone a Bonaffini un disco a quattro mani.
Nasce “Oracoli” (Ricordi, 1990) che, portando in petto brani forti e orecchiabili, convince la casa discografica a investire sull’artista emiliano.
“Chiama piano”, singolo del 33 giri, diventa grazie anche alla partecipazione di Fabio Concato e Grazia Di Michele, un tormentone radiofonico e poi un videoclip di successo, dovuto anche alla presenza degli attori del film Mery per Sempre (tra i quali un giovanissimo Francesco Benigno ect).
Bonaffini viene portato in tourneé da Bertoli, come chitarrista acustico, armonicista e vocalist e in quest’occasione interpreta dal vivo, in qualità di ospite, alcune sue canzoni.
La collaborazione tra Bonaffini e Bertoli prosegue per altri tre anni passando attraverso due Festival di Sanremo e due 33 giri “Spunta la luna dal monte e gli altri successi” (1991) e “Italia d’oro” (1992).
Nel 1992 il cantautore sassolese decide di produrre Luca: nasce l’idea di un duo alla Simon & Garfunkel all’italiana, sfruttando la modalità country con la quale il musicista mantovano si è fatto conoscere. Scrive una decina di pezzi e, incontrata l’altra parte del duo, il modenese Ermanno Zanfi, incide i provini.
I pezzi, finiti sulla scrivania di Caterina Caselli, suggeriscono a quest’ultima l’idea del disco Blez, o meglio B.L.E.Z. (nome d’arte composto dalle iniziali dei due artisti Bonaffini Luca, Ermanno Zanfi).
Il disco esce nell’autunno 1993, contemporaneamente a “Gli anni miei” (Ricordi 1993), che contiene altre canzoni firmate da Bonaffini.
Il secondo periodo: dalla sperimentazione alla scoperta del teatro canzone
Abbandonata la carovana Bertoli, Luca Bonaffini decide di provare nuove strade: dopo tre anni di pausa, essendo entrato in contatto con nuove realtà, torna in sala d’incisione e realizza prima “Minora” (Giungla records, 1996) e poi “Prima di oggi era già domani” (Giungla records, 1997).
Il primo, prodotto insieme a Gianni Mocchetti, rock’roller degli anni 70 noto soprattutto per i concept sperimentali realizzati con Franco Battiato (Fetus, Pollution… ect), esce ancora come “duo”.
Non sono più i Blez, ma questa volta i Cronache , composto dagli stessi Bonaffini e Mocchetti.
L’operazione è alquanto bizzarra perché i due decidono di riproporre il testo sacro (libro dei dodici profeti minori) con atmosfere e arrangiamenti classici del rock’n roll anni 50.
Quasi contemporaneamente Bonaffini, che frequenta grazie a Iskra Menarini (storica corista di Lucio Dalla) gli ambienti bolognesi, incontra Walter Mameli (allora art director della double face e produttore negli anni 90 di Cesare Cremonini), che del cantautore mantovano preferisce recuperare la vena più country folk.
È così che Luca torna sul mercato dopo quasi 10 anni col suo nome e il suo cognome in un album (“Prima di oggi era già domani”) dalle sonorità unplugged, mirato a valorizzare la sua voce e soprattutto la sua abilità chitarristica.

A Mantova, per il Tributo a Victor Jara, 1999, con Gianni Minà
Il cd contiene 9 cover di brani italiani molto famosi, suonati alla James Taylor, e un unico inedito sullo stesso genere.
Nel 1997 l’artista riceve l’incarico di Direttore Editoriale del mensile “L’informagiovani” (edizioni Nord Press Verona) divenendo punto di riferimento per la realtà giovanile locale. Le istituzioni pubbliche lo invitano ai tavoli di discussione ma lui, maggiormente interessato al suo percorso artistico più che alle riunioni noiose della politica, ben presto ritorna alla sua musica.
Nel marzo 1998 pubblica con un’etichetta indipendente (Archimedia) l’album “Scialle di pavone”.
Il cd, che continua la linea unplugged da lui inaugurata con “Prima di oggi era già domani” è considerato uno dei più belli del cantautore.
Ispirato a un quadro di suo padre pittore, il brano da il titolo al lavoro discografico e suggerisce un viaggio interiore e minimalista che si traduce in altri 10 brani, recuperati dal suo repertorio già inciso.
Ma quella che dovrebbe essere una raccolta di canzoni, ben presto diventa un progetto che si trasforma prima in tourneé (“I nidi del pavone 1998”) e poi in un libro multimediale (“Scialle di pavone: un racconto, una canzone e il videoclip”) che comprende una autobiografia letteraria, una versione inedita e orchestrale del brano e un videoclip dello stesso (ideato da Amedeo Palazzi e diretto da Stefano Cantaroni della Pressing di Dalla).
Il libro riceve nel 1999 il Premio Quipo al MEI di Faenza come “miglior progetto multimediale”, anno in cui Bonaffini apre le porte a nuove esperienze di contaminazione con il teatro canzone e pubblica (sempre per Archimedia) “Il ponte dei maniscalchi”.
Si tratta di un album concept dove il cantautore, influenzato da “Il Secolo breve” di Hobsbown, si cimenta nel racconto delle apocalissi scampate degli ultimi cinquant’anni di storia.
Un breve tour, che tocca tra le altre tappe Milano e il Teatro Zelig dove, grazie ad una performance di rottura che vede la partecipazione di José Seves degli Inti Illimani e Claudio Lolli da una parte, Claudio Batta e Stefano Chiodaroli dall’altra, rincontra dopo dieci anni il cantautore comico Flavio Oreglio.
La collaborazione con Flavio Oreglio e il terzo periodo
Ha inizio così con il 2000 il terzo periodo della storia artistica di Bonaffini.
Abbandonata l’Archimedia, in grave crisi finanziaria, l’artista collabora a tempo pieno con Flavio Oreglio. Insieme producono l’album “Ho un sacco di compiti per lunedì” (Ideasuoni 2001) e creano il progetto Musicomedians.
Intanto Oreglio, che sfonda con “Il momento è catartico”, firma con Zelig un contratto di esclusiva perseguendo la strada del cabaret e abbandonando momentaneamente la canzone d’autore.
Nel 2002 però Bonaffini, coerente alle sue scelte, pubblica un nuovo album.
Si tratta di “Treni ” che, grazie a Edoardo De Angelis e alla conduttrice radiofonica Lella Carcereri, pubblica per Azzurra Music. Il disco è decisamente più orecchiabile dei precedenti, allegro e pop, ma assolutamente in linea con il suo genere.

Presentazione di Treni allo Zelig, 2002, con Patrucco, Barlera, Bonaffini e Oreglio
Intanto il cantautore, ricontattato dopo quasi dieci anni dal team di Bertoli, si riavvicina a quest’ultimo per riprendere i concerti dal vivo.
La presentazione dell’album “Treni” avviene in anteprima al Concerto del 1° maggio di Potenza di Pierangelo Bertoli dove i due si promettono reciprocamente di rivedersi il 5 novembre al Teatro Zelig insieme a Oreglio e agli altri comici per festeggiare il compleanno del vecchio amico emiliano e l’uscita ufficiale dell’album, prevista proprio per quel giorno. Promessa purtroppo impossibile da mantenere perché il destino vuole che quello di Potenza sia l’ultimo concerto dei due artisti insieme, dato che Bertoli morirà pochi mesi dopo (il 7 ottobre) di cancro.
Il 2003 prosegue tra date e promozione, dignitosamente, fino a dicembre, quando l’artista cambia per l’ennesima volta scuderia discografica e chiede a Oreglio di occuparsi della regia del suo nuovo spettacolo teatrale “La canzone va a teatro”.
Il poliedrico scrittore catartico accetta la proposta mentre Nota Music sponsorizza il cd contenente i brani dello show.
“La canzone va a teatro” (album e cd) viene presentato nel marzo 2004 a Mantova in occasione del Mantova Musica Festival (Il cosiddetto Controfestival voluto da Nando Dalla Chiesa contro il Sanremo di Toni Renis).
L’album, un estratto live dello spettacolo , rievoca le operazioni disco-teatrali del Giorgio Gaber degli anni 70-80, anche se il disco non contiene nemmeno un inedito.
L’associazione Gaber, l’anno dopo, lo invita tra i dieci finalisti del Festival Teatro Canzone.
Nel 2006 incontra nuovamente Luciano Nicolini (che gli aveva pubblicato “prima di oggi era già domani” e “minora”) che, abbandonata la Giungla Records e fondato le edizioni musicali Teorema, gli offre la consulenza discografica ed editoriale.
Bonaffini nel 2006 realizza due singoli: “L’altro paese” colonna sonora del Centenario della CGIL, arrangiato dalla band Terzobinario, e “La bella forza” (Inno ufficiale del volontariato, sponsorizzato dal CSVM), arrangiato da Emiliano Paterlini e cantato in coppia con cantautore comico Sergio Sgrilli.
Mentre escono sul mercato diverse iniziative legate al nome di Bertoli (… A Pierangelo Bertoli, album tributo pubblicato da Sugar nel 2005, che contiene “Chiama piano” cantata da Nek, e il triplo Parole di rabbia, pensieri d’amore – cofanetto antologico che contiene quasi tutti i brani scritti insieme da Bonaffini e Bertoli –), il cantautore collabora nuovamente con Flavio Oreglio, per il quale firma “Anima popolare” inserita nell’album “Giù” (Catartica records, 2008).
Il 25 maggio 2007 pubblica il suo nono album “Nessuno è scomparso” (Teorema, 2007).
Quest’ultimo, considerato il concept meglio strutturato e completo di Bonaffini, diventa da semplice album un progetto intermediale che coinvolge intellettuali, artisti e operatori culturali mantovani e non solo.
Un libro, una mostra e uno spettacolo teatrale aventi lo stesso titolo (“Nessuno è scomparso” appunto) e gli stessi protagonisti, tra i quali un fantomatico signor Nessuno sopravvissuto alla mancata apocalisse del terzo millennio, raccontano la scomparsa dei valori e delle ideologie del novecento, tracciando un ritratto amaramente sarcastico di sette eroi negativi della società contemporanea.
L’operazione, ben articolata e originale, s’interrompe nell’aprile 2008, due giorni prima del debutto del tour teatrale, a causa di problemi di salute del musicista mantovano.
È solo nel novembre 2008 che Bonaffini ricompare, precisamente al Premio Tenco, in occasione della presentazione del doppio album “Quelle piccole cose” dei “Pam brumisti” (Alabianca group), dove l’artista è chiamato a interpretare un brano di Sergio Secondiano Sacchi, scritto negli anni 90, intitolato “Italia”.
Dopo due anni di pausa, nel 2010 scrive la colonna sonora del Premio Isabella d’Este ( il brano “Isabella d’Este”, firmato per il testo dall’esordiente Laura Tempesta) debuttando anche come produttore e regista teatrale.
Nell’ottobre dello stesso anno fonda insieme ad alcuni artisti mantovani la Compagnia del Teatro delle Arti curando la produzione artistica e la regia dello spettacolo teatrale “Nessuno è Scomparso”, in una versione completamente nuova, interpretata dall’attore Simone Visentini e coreografata da Manuela Binco.